IPOACUSIA INFANTILE

come la storia di George di Peppa Pig può aiutare ad affrontare la perdita uditiva nei bambini


Un cartone animato può aiutare un bambino con ipoacusia a sentirsi più incluso a scuola, nelle attività ricreative e in famiglia?

La risposta non la possiamo ancora sapere. Ma quello che è certo è che Hasbro, insieme alla National Deaf Children’s Society, sta provando a farlo.

Nei nuovi episodi di Peppa Pig, George scopre di avere un calo uditivo monolaterale acquisito e inizia a indossare un apparecchio acustico.

La serie animata, approdata su Rai Yoyo il 2 marzo, è ormai nota per la sua attenzione all’inclusione: in passato sono stati introdotti personaggi come Mandy Mouse, la topolina in sedia a rotelle, contribuendo a normalizzare la diversità fin dall’infanzia.

Per un bambino con ipoacusia, vedersi rappresentato in un personaggio così popolare non è solo una questione simbolica. Può avere effetti concreti sullo sviluppo emotivo e sociale, aiutando a ridurre il senso di diversità.

Cosa significa ipoacusia infantile​

L’ipoacusia nei bambini può comparire durante la crescita (ipoacusia acquisita), come accade al piccolo George, oppure può essere presente fin dalla nascita (ipoacusia congenita).

Nel caso dell’ipoacusia congenita, oggi è spesso possibile individuare precocemente la perdita uditiva grazie allo screening uditivo neonatale, un test rapido e indolore eseguito nei primi giorni di vita.

Secondo la Società Italiana di Neonatologia, la sordità congenita è la seconda causa di disabilità dello sviluppo a livello mondiale e la sua incidenza è rimasta stabile nel tempo, nonostante i progressi della neonatologia. In Italia colpisce ancora 1–2 neonati su 1.000.

In alcuni gruppi a maggior rischio - come i bambini ricoverati in Terapia Intensiva Neonatale o quelli con familiarità per ipoacusia nei bambini - la prevalenza può essere da 10 a 20 volte più alta.

Segnali di ipoacusia nei bambini: come capire se tuo figlio sente poco

Capire se un bambino ha un problema di udito non è sempre immediato.
Soprattutto quando la perdita uditiva è lieve. Esistono però alcuni campanelli d’allarme a cui è importante prestare attenzione.
Nei neonati, spesso succede che non reagiscono a rumori forti improvvisi, non si girano verso i genitori quando vengono chiamati oppure smettono di tentare di parlare o smettono di emettere suoni.
Intorno all’anno di età il classico segnale è il ritardo nel linguaggio, in quanto non sentendo bene il bambino ha difficoltà a imitare suoni e parole.
I bambini che sviluppano l’ipoacusia nell'età prescolare solitamente manifestano segnali più sottili: hanno difficoltà a seguire indicazioni semplici, al ritorno dall’asilo sembrano stanchissimi in quanto lo sforzo mentale per comprendere i dialoghi è maggiore rispetto agli udenti.
Inoltre si nota facilmente la difficoltà nello stare in ambienti rumorosi: il bambino ha difficoltà a capire, chiede spesso di ripetere le parole, tende ad avvicinarsi tanto a chi parla e appare confuso quando più persone parlano simultaneamente.
Davanti a questi segnali, a prescindere dall’età del bambino, è importante prendere in mano la situazione il prima possibile, indagando sull’udito parlando con il medico di riferimento che provvederà eventualmente a indirizzare la famiglia verso uno specialista dell’udito.

Perché lo screening neonatale è stato una svolta

Prima del 2017, anno in cui lo screening uditivo neonatale è stato inserito nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), solo circa il 29% dei neonati veniva sottoposto a questo controllo.

Questo comportava un rischio concreto di diagnosi tardiva della perdita uditiva, con ritardi che in alcuni casi arrivavano fino a 24 mesi e, nei casi peggiori, fino a 30–36 mesi. Quando la diagnosi di ipoacusia nei bambini arriva tardi, spesso arriva tardi anche la presa in carico riabilitativa.

L’inserimento nei LEA ha rappresentato un passaggio fondamentale: ha reso lo screening più accessibile e ha contribuito a ridurre drasticamente i ritardi diagnostici, permettendo di intervenire nei tempi giusti.

Quando serve l’apparecchio acustico nei bambini

Quando arriva una diagnosi di ipoacusia, una delle prime domande che i genitori si fanno è: “E adesso, cosa succede?”

È normale sentirsi spaesati. Ma c’è un punto fermo che vale la pena mettere subito in chiaro: dare accesso ai suoni il prima possibile è un investimento enorme sullo sviluppo del bambino.

Nei primi anni di vita, infatti, il cervello è particolarmente “plastico” e costruisce, giorno dopo giorno, le basi per riconoscere i suoni, comprenderli e trasformarli in linguaggio. Se gli stimoli sonori arrivano attenuati o confusi, il bambino deve fare più fatica a orientarsi nella comunicazione e nell’apprendimento. Ecco perché l’apparecchio acustico (o, nei casi indicati, l’impianto cocleare) non è un semplice dispositivo: è uno strumento che può aiutare il bambino a partecipare di più alla vita quotidiana e a sviluppare con maggiore serenità ascolto, parole e relazione.

Detto questo, è importante ricordare che la tecnologia da sola non basta. Un dispositivo acustico, senza la guida di un buon audioprotesista e senza il supporto di un’équipe medica competente, rischia di non esprimere tutto il suo potenziale. La riabilitazione uditiva è un percorso fatto di controlli, visite, regolazioni e soprattutto di collaborazione stretta tra professionisti e famiglia, perché ogni bambino ha bisogni diversi e tempi unici.

 Sordità temporanea nei bambini

Non tutte le ipoacusie nei bambini sono permanenti, in molte casistiche si tratta di sordità trasmissive temporanee , solitamente legate a condizioni comuni nei primi anni di vita, come le adenoidi ingrossate, oppure otiti medie sierose.

Queste situazioni sono frequenti soprattutto nei bambini tra i 2  e i 6 anni di vita, periodo in cui il sistema immunitario e le strutture dell’orecchio non hanno ancora completato lo sviluppo.

Nella maggior parte dei casi, con la crescita del bambino, la risoluzione delle patologie avviene in modo naturale e i problemi d’udito scompaiono.

Ad ogni modo una perdita uditiva trascurata e protratta nel bambino, anche se temporanea, può causare problemi nello sviluppo del linguaggio, dell’apprendimento e, più in generale, delle capacità comunicative.

Per questo motivo ad alcuni bambini viene prescritto l’uso temporaneo di apparecchi acustici.


Perché la rappresentazione è importante per un bambino con ipoacusia

La diversità non significa inferiorità.
Significa semplicemente avere una caratteristica con cui imparare a convivere.
Un bambino con ipoacusia sa di essere diverso. Lo percepisce negli sguardi, nelle domande dei compagni, nei momenti in cui chiede di ripetere. Per questo vedere un personaggio come George, in un cartone animato seguito da milioni di famiglie, può avere un valore che va oltre la semplice trama.
Significa far capire con naturalezza che anche questo fa parte della vita.
Un apparecchio acustico non è qualcosa da nascondere. È uno strumento che aiuta a vivere meglio. Proprio come gli occhiali.
Quando la rappresentazione è positiva e inclusiva, aiuta non solo i bambini con perdita uditiva, ma anche i loro compagni, fratelli, amici. Perché ciò che viene raccontato come normale diventa, nel tempo, normale davvero.
E la vita reale ce lo dimostra ogni giorno.
Come quella di Giulio, un ragazzo pieno di energia che convive con una perdita uditiva fin da bambino. La sua ipoacusia non lo ha fermato: fa scout, teatro, gioca a basket, vive le sue passioni con entusiasmo e determinazione.
La sua storia è la prova concreta che, con il giusto supporto e con una rete che sostiene, un bambino con ipoacusia può crescere, sognare e costruire il proprio futuro senza limiti imposti.

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IPOACUSIA INFANTILE
Francesco Pontoni 20 marzo 2026
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